Coco Chanel (Chanel Gabrielle)

COCO CHANEL (Chanel Gabrielle)

(1883 – 1971; Francia) Si può dire moltissimo su questa stilista, sia per quanto riguarda il suo stile e le sue innovazioni, sia per la sua vita privata estremamente complicata che influenzò anche la sua attività. Ma in questa sede analizziamo solo il lato stilistico.

Nel 1909 riesce ad aprire il suo primo atelier di cappelli grazie ai finanziamenti dell’amante e dall’anno seguente è un susseguirsi di aperture di nuovi negozi. Rimpiazza completamente il vestiario della belle époque e lancia diverse proposte che oggi ci sembrano normali, ma che all’epoca erano novità assolute: dalle gonne a metà polpaccio a pieghe per facilitare i movimenti, a camicioni da marinaio, dalle giacche senza collo ai pantaloni a gamba larga. Si trattava di capi semplici che lei stessa usava; infatti il suo scopo era quello di creare abiti funzionali e comodi (anche per l’abito da sera preferiva linee essenziali accompagnate da tessuti più comodi). Un’altra caratteristica è la femminilizzazione dei capi maschili, quali il cardigan a scacchi, la giacca e i pantaloni, mentre per quanto riguarda i colori, amava molto il grigio, il beige e il nero, cioè colori usati poco per l’abbigliamento femminile.

Negli anni venti c’è la svolta, con i suoi tailleurs in jersey (tessuto a maglia molto flessibile) dalle linee semplici, stoffe morbide e confezione di alto livello, ma elaborate con diverse fantasie; twinset indossati con foulards e catene dorate oppure collane di perle rigorosamente finte insieme a bigiotteria sintetica o assemblata con pietre vere. A proposito di jersey, Chanel era riuscita ad avere l’esclusiva di questa maglia che era realizzata a macchina e comunque una delle novità più importanti è stata proprio la maglia nell’alta moda: fino ad allora veniva usata di solito per la biancheria maschile e in genere era considerata poco elegante.

Apparentemente Coco aveva dei modelli base che ripeteva, ma in realtà variavano i dettagli e anche i disegni dei tessuti; comunque un tipico abbinamento era la gonna in tweed (tessuto di lana), maglione e collana di perle.

Ma è nel 1926 che lancia un abito che resterà sempre simbolo di eleganza classica, cioè il “piccolo nero” (le petit noir): una rivisitazione dell’abito nero con colletto e polsini bianchi (per rievocare le commesse o le impiegate) e nel ’30 è l’ora della borsetta trapuntata con la tracolla a catena: sarà imitata da moltissimi produttori di accessori.

Ma con la seconda guerra mondiale la stilista è costretta a fermarsi e riprenderà solo nel 1954 con la riapertura della sua casa di moda. Ci saranno altre novità: il tailleur bordato con passamaneria dal taglio perfetto, scarpe a mezzo tacco aperte dietro e chiuse sul tallone solo da un cinturino, borsette con manico

a catena, cappotti con pelliccia (per renderli più caldi), il giromanica tagliato molto alto e stretto (sempre per una maggior comodità) e moltissima bigiotteria indossata insieme a gioielli veri.

Dopo la sua scomparsa la Maison passa nelle mani dei suoi due assistenti e due collaboratori (Gaston Berthelot, Ramon Esparza, Yvonne Dudel e Jean Cazaubon) che inaugurano anche una linea prêt-à-porter. Dall’83 il nuovo stilista è Karl Lagerfeld, che riesce a rielaborare Chanel in versione sempre più attuale senza nulla togliere allo stile originario.

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