Paul Poiret

PAUL POIRET

(1879 – 1944; Francia) Poiret è il primo stilista inteso in senso moderno. Il suo amore per la moda comincia già da bambino, perciò ben presto ha le sue prime esperienze in diversi ateliers, tra cui quello di Cheruit e di Doucet, dove affina la sua originale personalità. È troppo innovativo e questo gli costa il posto alla Maison Worth; ma nel 1903 apre una propria attività e decide di esporre in vetrina i suoi capi (all’epoca non si usava farlo per l’alta moda). Elimina subito ogni costrizione possibile alla donna, come per esempio il busto e le sottogonne, per creare invece una linea più moderna, più “sciolta”, ispirata allo stile impero e che necessita di meno stoffa e meno  guarnizioni rispetto a prima. Introduce il reggiseno. Sono famose le hobble skirt:  gonne con strascico, strettissime fino alle ginocchia che consentono solo piccoli passi (talvolta infatti hanno uno spacco centrale per facilitare il movimento). La parte anteriore presenta decorazioni  e lascia appena intravedere le scarpe. Un’ altra novità è la gonna-pantalone.

I colori che ama sono intensi, quali il verde, il viola, il rosso (in contrapposizione ai toni pastello della Belle Époque) e le stoffe sono spesso lucide (richiamano i balletti russi). Nel ’10 lancia una moda che riecheggia l’Oriente, con gonne ornate di frange, turbanti,  maniche a kimono, ma più di tutto colpisce la jupe-culotte, cioè pantaloni da casa per donna (mai visti prima): questo stile sarà la sua nota distintiva.

Famoso per i suoi ricevimenti, si fa pubblicità anche stampando i suoi primi bozzetti e organizzando sfilate itineranti in tutta Europa.

Si occupa inoltre di altri settori, quali la cosmesi e i profumi (per primo crea un profumo che si ispira al suo stile) e finalmente nel ’13 arriva il successo anche in America, dove viene chiamato “King of Fashion”.

Con la guerra Poiret si trova di fronte a un mondo completamente diverso, che rifiuta il lusso a cui era abituato; per questa ragione e per una serie di investimenti sbagliati, lo stilista comincia ad  occuparsi di teatro.

Nel ’25 azzarda un’altra speculazione che non va a buon fine e si vede così costretto a vendere collezioni personali, finché nel ’26 cede il nome e si ritira. Nel  ’32 la “Chambre Syndicale de la Couture” sovvenziona l’apertura di una modesta attività, ma non è sufficiente per ristabilire le sue finanze tanto che nel ’44 muore in povertà.

 

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