Gianfranco Ferrè

GIANFRANCO FERRÉ 

(1944 – 2007; Italia) La sua avventura nel mondo della moda inizia subito dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano, nel 1969, con il successo immediato delle sue prime creazioni, accessori e bijoux dal gusto forte e originale. Segue il suo soggiorno in India, dove  lavora per diversi anni e che condizionerà la sua creatività. Nel 1978 fonda la sua casa di moda e tra il 1989 ed il 1996 è direttore artistico della casa di moda Christian Dior per le linee di Haute Couture, Prêt-à-Porter e Fourrure. E dal momento in cui lascia la maison francese, a partire dal 1996, la sua griffe conosce una rinnovata fase di espansione con il lancio di numerose nuove linee di abbigliamento e di accessori (tra le quali GFF Gianfranco Ferré, Gianfranco Ferré Jeans, e Gianfranco Ferré per bambini).

La formazione come architetto condiziona il suo stile, in cui si trova un marcato rigore formale nel segno del più puro design, una singolare accuratezza di tagli e costruzioni, un’attenzione altrettanto determinante per il pregio dei materiali, nonché un’elaborazione originale e caratterizzante dei dettagli. Ferré ha riletto alcune componenti del guardaroba canonico maschile e femminile, ridiscutendone spesso funzioni e forme d’uso. Ha reinterpretato, per esempio, il tailleur femminile, conciliando la femminilità delle linee che segnano il corpo con il rigore di certi tessuti maschili, asciutti e secchi, come i gessati. All’opposto, ha creato camicie “a uomo”, ma in materiali femminilissimi, impalpabili e seducenti. Emblema dello stile Ferré è la blusa in organza candida, declinata infinite volte, giocando ogni volta con le forme e proporzioni, e le sue parti più in evidenza, vale a dire il collo e i polsi. Significative anche le innovazioni in fatto di materiali con cui Ferré, da sempre, ama porsi in rapporto diretto: amava toccarli, maneggiarli, inventarli, reinventarli e cambiarli: da qui nasce il primo tulle elasticizzato e “rivelatore”, il pizzo gommato, il costume da bagno in lattice, il jeans che sembra carta, la maglia che sembra pelliccia, gli “animal prints”, la pelle resa duttile come il tessuto, e accoppiata al pizzo, la seta stropicciata come la carta.

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